Una frana si è verificata in Costiera Amalfitana all’alba del 6 febbraio 2026, intorno alle 5. In seguito alle abbondanti precipitazioni (circa 80 mm in 6 ore), un muro in pietrame ha ceduto sotto la spinta dei terreni retrostanti carichi di acqua. Fango e detriti hanno invaso la SS163 determinandone l’interruzione.
Nessun automezzo o persona risultano coinvolti dal movimento franoso avvenuto in località Fuenti, nel tratto compreso tra Vietri sul Mare e Cetara.
Altre frane si sono verificate nel territorio di Maiori.
Di seguito alcune immagini pubblicate sui social network.

Numerose frane hanno interessato una serie di strade tra messinese e reggino, nella giornata di sabato 31 gennaio 2026.
Alcuni massi sono caduti sulla SS 18 tra Scilla e Bagnara (RC), danneggiando l’asfalto ed il guard rail. Sempre nel reggino, un’altra frana ha interessato la SP 22 a Montebello Jonico.
In provincia di Vibo Valentia, una frana ha interessato la SS 182 a Gerocarne.
Nel messinese sono state registrate frane a Sant’Agata di Militello, Militello Rosmarino, Librizzi, Longi e Messina.
Per puro caso non si registrano danni a persone ed automezzi in transito.
Di seguito alcune immagini pubblicate sui social network.
Frane nel messinese (Pagina Facebook “La Provincia Messina”)





Frane nel reggino

Nella giornata di mercoledì 28 gennaio 2026, una frana di grandi dimensioni ha interessato una cava nella Repubblica Democratica del Congo, in Africa.
La cava si trova nella zona di Rubaya, dove al momento della frana stavano lavorando molte persone, tra cui bambini, per l’estrazione del minerale coltan molto usato per la produzione di smartphone e tablet.
Le autorità locali riportano almeno 227 morti e decine di feriti. Molti corpi si trovano all’interno di gallerie, per cui al momento è impossibile recuperarli con le risorse disponibili.
Le operazioni di soccorso sono ostacolate dalla persistente instabilità del versante. Un’altra frana aveva interessato la zona già nel giugno 2025, provocando più di 200 morti.
Video dell’evento disponibile a questo link. Di seguito un’immagine Reuters.

Nella tarda serata di domenica 25 gennaio 2026, una frana da crollo in roccia ha bloccato la SS1 Aurelia all’altezza di Arenzano (GE).
La frana ha determinato il distacco di numerosi blocchi rocciosi di notevoli dimensioni che hanno occupato l’intera carreggiata. Secondo i Vigili del Fuoco di Genova, non sono stati coinvolti mezzi o pedoni in transito al momento del crollo.
La frana ha interessato un versante protetto da reti paramassi risultate però inefficaci nel contenere il fenomeno.
Di seguito alcune immagini della frana acquisite dalle squadre intervenute sul posto.





Gravissimi danni sono stati registrati in Calabria, Sardegna e Sicilia dopo il passaggio del ciclone “Harry”. Classificato come sistema depressionario di tipo extratropicale, il ciclone “Harry” ha richiamato forti venti di scirocco e levante, associati allo spostamento di masse di aria molto umide dalle regioni nord-africane. L’impatto con i settori costieri è stato molto critico, soprattutto per l’interazione tra le forti mareggiate ed i centri urbani. I danni maggiori, infatti, sono stati riscontrati su strade litoranee, edifici, strutture portuali, e parchi pubblici realizzati in tratti esposti sia a mareggiate che tsunami.
Data la buona prevedibilità dei fenomeni mediante i modelli meteorologici disponibili, il sistema di Protezione Civile ha allertato la popolazione con ampio anticipo, emanando gli opportuni messaggi di allerta. Non risultano persone che hanno perso la vita, anche in virtù delle numerose evacuazioni preventive disposte dai sindaci in diversi comuni.
Dal punto di vista dei fenomeni geo-idrologici, locali criticità sono state rilevate in Calabria, ad Africo, Bivongi, Catanzaro, Paludi, San Mauro Marchesato, ed in Sicilia ad Aidone. Locali esondazioni sono avvenute nel cagliaritano e siracusano. Le precipitazioni sono risultate molto abbondanti a ridosso dei rilievi che hanno svolto il ruolo di barriera orografica, come Etna, Peloritani e Serre. I valori cumulati di evento superano i 500 mm, come segnalato dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.
Di seguito alcune immagini delle frane e video delle mareggiate pubblicate sui social network.







Nelle prime ore del 16 gennaio 2026, una frana di grandi dimensioni si è verificata a ridosso dell’abitato di Niscemi (CL). Secondo i primi rilievi della Protezione Civile regionale, il movimento franoso è caratterizzato da un fronte di 1.6 km ed un’estensione di circa 1 kmq.
Lo scivolamento si è sviluppata in direzione ovest, verso la valle del fiume Maroglio, nell’ambito di unità geologiche argilloso-sabbiose già interessate da frane pregresse e fenomeni calanchivi.
La strada provinciale 12 è stata dislocata da scarpate che hanno raggiunto i 6-7 metri rispetto al piano originale, mentre ulteriori danni sono stati rilevati alle reti di metano e fibra ottica. Considerando il movimento ancora attivo, una decina di abitazioni con 35 persone sono state sgomberate in via precauzionale.
Numerose ed estese fratture sono state osservate lungo la parte instabile del versante, richiedendo una costante attività di monitoraggio per possibili movimenti retrogressivi verso l’abitato.
Niscemi fu coinvolta da una frana simile il 12 ottobre 1997, quando la parte meridionale del centro abitato fu gravemente danneggiata e 400 persone furono evacuate.
AGGIORNAMENTO DEL 25 GENNAIO 2026
Nella tarda mattinata di domenica 25 gennaio 2026, il movimento franoso ha interessato anche la zona sud del centro abitato compresa tra il quartiere Sante Croci e la contrada Pirillo, con un fronte complessivo di almeno 3 km. La strada provinciale 10 è stata interrotta, e circa 100 edifici con 1000 persone sono stati evacuati. L’invito delle autorità è quello di non addentrarsi nelle zone a rischio e rispettare le disposizioni di sicurezza.
AGGIORNAMENTO DEL 26 GENNAIO 2026
Nella giornata del 26 gennaio 2026 la frana ha mostrato chiare evidenze di attività. Le scarpate principali che delimitano la parte meridionale dell’abitato hanno subito una netta evoluzione, passando dai circa 6 metri iniziali ad oltre 50 metri, con un fronte lineare che ha raggiunto circa 4 km. Alcuni edifici posti lungo le scarpate sono crollati in seguito al movimento retrogressivo, mentre la morfologia della zona a valle risulta completamente alterata da un complesso reticolo di fratture e scarpate in costante evoluzione. Grazie alle attività di evacuazione non si registrano danni alle persone. In serata, gli abitanti evacuati risultano 1500.
A questo link, il video dal drone di LocalTeam.
AGGIORNAMENTO DEL 27 GENNAIO 2026
Nella giornata del 27 gennaio 2026 la frana si è estesa verso sud, in direzione Gela, minacciando la SP11 che resta al momento l’unica strada di collegamento con i comuni costieri. In questa zona si sono formate delle scarpate modeste rispetto a quelle sottostanti l’abitato principale, che potrebbero però estendersi nei prossimi giorni. Le scarpate principali continuano ad essere interessate da fenomeni di crollo, con conseguente retrogressione e formazione di coni detritici alla base.
UN PRIMO APPROFONDIMENTO SULLE PIOGGE ANTECEDENTI
Al link sotto è possibile consultare un primo approfondimento realizzato dal gruppo di Geomorfologia del CNR-IRPI in merito alle piogge che hanno preceduto l’evento franoso:
https://polaris.irpi.cnr.it/frana-di-niscemi-una-prima-analisi-sulle-piogge-antecedenti/
Di seguito alcune immagini pubblicate sui social networks.







Nelle giornate del 5 e 6 gennaio 2026, abbondanti precipitazioni hanno provocato frane e inondazioni a Roma e nel Lazio meridionale. Le frane sono state documentate in numerosi comuni, come: Anagni, Gallicano nel Lazio, Guidonia, Genazzano, Isola del Liri, Palestrina, Poli, San Vito Romano, Subiaco, e Velletri. A Roma, due frane sono avvenute lungo via Salaria e nella zona della Magliana. Nella maggior parte dei casi si è trattato di frane superficiali di modeste dimensioni, che hanno invaso la rete stradale determinandone l’interruzione temporanea. A crollare sono stati anche diversi muri di sostegno, come avvenuto a Castro dei Volsci (FR).
I fenomeni di esondazione hanno riguardato il fiume Aniene, nei territori di Roma est e Tivoli, il fiume Sacco in provincia di Frosinone, e molti affluenti. Nel territorio di Roma, sono esondati numerosi canali del reticolo idrografico minore. Anche il fiume Tevere è andato in piena ma senza conseguenze.
Durante l’evento sono stati registrati diversi allagamenti localizzati, la caduta di alberi di alto fusto, ed una tromba d’aria. Fortunatamente non si sono registrate morti o feriti, ma diverse persone sono state tratte in salvo dai vigili del fuoco, o evacuate dalle zone a rischio.
Secondo i dati rilevati dalla rete di monitoraggio idrometeorologico della Protezione Civile – Regione Lazio, le perturbazioni che si sono susseguite nei giorni 5 e 6 gennaio 2026 hanno determinato apporti pluviometrici dell’ordine di 150 mm in 48 ore, con picchi che hanno superato i 200 mm nelle zone più interne.
Di seguito alcune immagini pubblicate sui social network relative a frane e inondazioni a Roma e nel Lazio meridionale.










Nelle giornate del 24 e 25 dicembre 2025, il settore orientale dell’Emilia-Romagna è stato interessato da piogge abbondanti e persistenti legate ad un flusso di aria molto umida proveniente da sud-est, vincolato nell’espansione verso nord da un ulteriore flusso di aria fredda in discesa dall’Europa orientale. Come negli eventi precedenti del 2023 e 2024, i rilievi appenninici hanno determinato una barriera orografica che ha favorito precipitazioni a carattere stazionario. I dati preliminari di ARPAE riportano valori cumulati in 48 ore superiori a 150 mm sul bacino del fiume Senio, e valori superiori ai 100 mm sui bacini dell’Idice, Lamone, Quaderna, Sillaro, Santerno, e Montone.
Le piene dei corsi d’acqua, che in alcuni casi hanno superato anche la massima soglia di allerta, non sono risultate in fenomeni di esondazione o rotture di argini, per cui non sono stati riscontrati danni a persone o cose. Una serie di evacuazioni preventive ha consentito di garantire maggiore sicurezza a 209 abitanti posti in aree particolarmente a rischio.
Nelle zone collinari interessate dalla perturbazione, si sono registrate diverse frane che in alcuni casi hanno interrotto la viabilità, come nel Comune di Casola Valsenio.
Anche questo evento si può ritenere come eccezionale rispetto alle statistiche disponibili, considerando che la precipitazione media dell’intero mese di dicembre (Clima 1991-2020) nelle zone pedecollinari varia tra i 70 e gli 85 millimetri.
Di seguito un video dalla zona di Tebano.
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Precipitazioni estreme si sono concentrate nei territori di Indonesia, Malesia, Sri Lanka, Vietnam e Thailandia negli ultimi giorni di novembre 2025. Molti centri abitati sono stati interessati da frane e inondazioni con conseguenze catastrofiche. Il bilancio provvisorio conta più di 1800 morti, centinaia di dispersi e milioni di sfollati. La parte settentrionale dell’isola di Sumatra, Malesia peninsulare e Thailandia meridionale risulterebbero le zone più colpite. Nell’isola di Sumatra i morti sarebbero più di 1100, mentre in Sri Lanka oltre i 600. I danni alle infrastrutture di comunicazione stanno mettendo in crisi le operazioni di ricerca e soccorso via terra, così come le pessime condizioni marine stanno ostacolando l’arrivo di ulteriori soccorsi via mare.
Le abbondanti e persistenti precipitazioni, che localmente hanno superato 1000 mm in una settimana, sarebbero legate sia al normale regime monsonico dell’area, sia all’azione di 3 cicloni tropicali denominati Koto, Ditwah e Senyar.
Di seguito i link alle immagini dell’evento ed alcuni video pubblicati sulla piattaforma YouTube:
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Intorno alle 8 del 19 novembre 2025, il centro abitato di Sapri (SA) è stato interessato da un’alluvione improvvisa (flash flood). In circa mezz’ora, intense precipitazioni hanno generato la piena dei torrenti che attraversano il centro abitato. Acqua e fango hanno invaso strade ed edifici, mettendo a rischio diversi cittadini. In particolare, una famiglia di 5 persone è stata tratta in salvo dai Vigili del Fuoco, mentre la propria abitazione veniva invasa dall’acqua. L’esondazione dei torrenti Ischitello e Santa Domenica rappresenta un fenomeno ricorrente a Sapri, data la scarsa capacità idraulica dei tratti canalizzati e tombati che drenano le acque verso mare.
Di seguito alcuni video delle esondazioni, pubblicati sulla piattaforma YouTube.
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