Un disastro geo-idrologico è avvenuto nella valle del fiume Trishuli, al confine tra Cina e Nepal, nella mattinata di mercoledì 26 agosto 2026. Un flusso molto rapido composto da un’enorme quantità di acqua mista a sedimenti, rocce e materiale vegetale ha travolto interi centri abitati localizzati lungo il fondovalle. Le vittime potrebbero essere centinaia. Le autorità locali segnalano che la zona era frequentata anche da turisti stranieri, parte dei quali risultano dispersi.
Le ipotesi riguardanti l’origine del fenomeno sono diverse. Tra queste vi sono il possibile cedimento di un invaso naturale, il collasso di un ghiacciaio, un fenomeno franoso di grandi proporzioni che potrebbe aver coinvolto un lago sottostante, se non addirittura una combinazione degli stessi. Le prime immagini satellitari mostrano la zona in cui il flusso ha avuto origine (evidenziata anche nell’immagine Google Earth sottostante), ma ulteriori analisi saranno necessarie per stabilire le reali cause. Non si può escludere una dinamica simile a quella osservata a Blatten (Svizzera), circa un anno fa, quando la porzione frontale del Ghiacciaio di Birch è collassata mobilizzando oltre 6 milioni di m³ di materiale.

I primi 18 secondi del video seguente, ripreso a circa 13 km dalla zona di origine (simbolo in figura), mostrano il flusso in rapida evoluzione all’interno della valle, la quale risulta abbastanza stretta e con versanti ad alta pendenza. Queste condizioni topografiche hanno contribuito ad amplificare la velocità e l’altezza del flusso. L’energia prodotta dall’evento è stata stimata dall’USGS (US Geological Survey) con una magnitudo pari a 5.2 della scala Richter. Nessun terremoto, quindi, può essere considerato tra le cause del fenomeno.
Fenomeni simili sono ben documentati nella letteratura scientifica, anche in quelle stesse zone, risultando tra i pericoli geomorfologici più critici per le popolazioni locali.
AGGIORNAMENTO DEL 27 AGOSTO 2026
LA DINAMICA DELL’EVENTO
L’osservazione delle immagini ottiche acquisite dal satellite Landsat-9 il 27 agosto 2026 ha consentito di individuare l’area da cui si è originato il fenomeno. A crollare è stata la porzione frontale di un ghiacciaio sul Langtang Lirung da una quota di circa 5100 m (figure sotto), per un volume iniziale stimabile tra 20 e 30 milioni di m³. La massa ha raggiunto la base del versante precipitando per circa 1200 metri, per poi spostarsi repentinamente verso la valle del fiume Lhende. Qui ha risalito il versante opposto per centinaia di metri (circa 300 m), prima di incanalarsi nel fondovalle e raggiungere in circa 6 minuti la zona del porto doganale di Rasuwagadhi (Gyirong Port), ad una velocità superiore ai 100 km/h (28 m/s), come riferito da colleghi ricercatori cinesi. Tale velocità risulta dall’elevata pendenza (circa 12%) del tratto iniziale dell’alveo in cui la massa si è riversata, così come dalla conformazione topografica del fondovalle, stretto e limitato da versanti molto acclivi. Il materiale ha poi proseguito il suo corso nella valle del fiume Trishuli, incrementando il proprio volume grazie alla presa in carico di ulteriore acqua, roccia e sedimenti, ed alla forte azione erosiva di fondo e di sponda. Secondo i dati dei sensori idrometrici del Servizio di previsione delle inondazioni del governo nepalese, la piena che si è formata nella valle del fiume Trishuli ha percorso oltre 150 km, fino alla stazione di Devghat.


IL NUOVO LAGO DI SBARRAMENTO
Il crollo del fronte glaciale e del materiale roccioso ha determinato un forte apporto di sedimenti e detriti all’interno della valle del fiume Lhende. A questi, si sono aggiunti i depositi di una frana innescata in sinistra idrografica determinando la formazione di un lago di sbarramento (figura sotto). La presenza di questo lago è attualmente motivo di grande pericolo, poiché il suo cedimento improvviso potrebbe provocare un’ulteriore ondata di piena verso Rasuwagadhi, Timure e l’intera valle del Trishuli, proprio mentre sono in corso le attività di ricerca e soccorso. Le autorità locali stanno monitorando la situazione ma con difficoltà.

L’EVENTO PRECEDENTE DEL 8 LUGLIO 2025
Nella stessa valle del fiume Lhende, un precedente evento alluvionale è avvenuto il giorno 8 luglio 2025, in seguito ad un fenomeno di tipo GLOF (Glacial Lake Outburst Flood), cioè al crollo di un lago glaciale. Durante l’evento del 2025 la massa di acqua e detriti partita dal ghiacciaio Pyurepu ha distrutto il ponte dell’Amicizia (Miteri Bridge), il porto doganale di Rasuwagadhi, infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, progetti idroelettrici, ed ha completamente reciso un tratto di circa 16 chilometri della strada che collega Syabrubesi a Rasuwagadhi. Il disastro ha provocato la morte di 11 persone in Cina e 11 dispersi, mentre in Nepal ci sono state diverse vittime (almeno 9 morti confermati) e 18 dispersi. Anche a causa degli effetti del cambiamento climatico, ulteriori ghiacciai sono attualmente in precarie condizioni di stabilità in tutta la zona himalayana, così come diversi laghi glaciali che potrebbero essere interessati da fenomeni di GLOF.
AGGIORNAMENTO DEL 30 AGOSTO 2026
L’ulteriore disponibilità di immagini pubblicate in rete, sia satellitari che da drone, così come di ulteriori immagini acquisite dagli abitanti durante l’evento, ha consentito di confermare la dinamica già descritta nel precedente aggiornamento del 27 agosto. Ulteriori elementi sono relativi alla frana che ha sbarrato il corso del fiume Lhende, ripresa in diretta in questo video. Dall’analisi dei segnali sismici relativi alla mattinata del 26 agosto 2026, i ricercatori dell’US Geological Survey hanno individuato un ulteriore impulso di energia 3 ore dopo il crollo del ghiacciaio. Considerando la sovrapponibilità degli orari, questo impulso può essere associato alla frana secondaria riportata sia in mappa che nell’immagine da drone (sopra), la cui energia è stata stimata pari ad un evento sismico di magnitudo 4.2.
Per quanto riguarda il lago formatosi in seguito a questo sbarramento, con un volume di acqua stimato in 2 milioni di m³, le autorità cinesi hanno dichiarato una riduzione della sua pericolosità dovuta al lento drenaggio per cause naturali. Un ulteriore lago si è formato alla base del ghiacciaio crollato (foto sotto). Questo lago continua ad essere alimentato dall’acqua di fusione così come da ulteriori crolli di ghiaccio (video sotto). Altri laghi sono segnalati nella valle del fiume Lhende, a causa delle frane secondarie che hanno parzialmente ostruito il deflusso principale. Pertanto, il pericolo legato alla formazione di nuovi laghi o all’instabilità di quelli esistenti, così come la possibile occorrenza di nuove frane, resta alto anche a causa delle precipitazioni che si stanno verificando in tutta la zona, e che stanno incrementando le portate dei corsi d’acqua.

MORTI E DISPERSI
Secondo le autorità locali, alle ore 13:00 (Nepal time) del 30 agosto 2026 il bilancio è di: 752 morti, 2502 dispersi, 239 feriti.
Di seguito altri video dell’evento pubblicati sulla piattaforma YouTube.
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Come già avvenuto all’inizio del mese di agosto 2026, le persistenti condizioni di instabilità atmosferica lungo i settori alpini hanno favorito la formazione di ulteriori temporali nel periodo 11-14 agosto 2026, con conseguente attivazione di colate di fango e detrito.
Nella tarda serata del 11 agosto 2026, alcune colate hanno interessato la zona di Tesero (TN). La colata più importante ha interrotto la SP 215 di Pampeago, mentre alcuni edifici ed una chiesa nella frazione di Sfronzon sono stati soltanto lambiti (foto sotto da iltquotidiano.it e Comune di Tesero).


Eventi importanti si sono verificati anche in Valle d’Aosta. Giovedì 13 agosto 2026, una colata a Rhêmes-Notre-Dame ha interrotto la strada comunale per la località Thumel, comportando anche l’evacuazione di 40 persone (foto sotto da AostaSera.it).

Venerdì 14 agosto, due colate hanno interessato l’abitato di Ollomont interrompendo la viabilità locale e danneggiando un’abitazione, senza conseguenze per le persone.
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A partire dalla metà di luglio 2026, grandi frane sono state documentate lungo i massicci alpini del Cervino, Pelmo e Monte Bianco. Si tratta di distacchi di grandi volumi di roccia, dell’ordine di migliaia di metri cubi, avvenuti in maniera improvvisa e per cause naturali.
Il Monte Pelmo, nelle Dolomiti Bellunesi, è stato interessato da crolli multipli già a partire dal 23 luglio. Ulteriori crolli sono avvenuti nelle giornate del 2 e 8 agosto (di seguito un video dell’evento pubblicato da “Il Nord Est”).
Per quanto riguarda il Monte Bianco, un grande crollo è stato documentato lungo il versante francese il 12 luglio 2026 (di seguito il video dell’evento pubblicato dal “Corriere della Sera”). In seguito ad un ulteriore crollo avvenuto il 15 luglio nella zona del couloir du Goûter, due alpinisti hanno perso la vita. Altri crolli sono stati segnalati nella giornata del 7 agosto.
Il massiccio del Cervino è stato interessato da un crollo di grandi dimensioni lungo la cresta Deffeyes, nella mattinata del 5 agosto 2026 (di seguito il video dell’evento pubblicato da “Ansa”).
Questi grandi fenomeni mettono a rischio soprattutto escursionisti ed alpinisti che nel periodo estivo frequentano le zone di alta montagna. Per questo motivo, diverse autorità locali di Protezione Civile ed associazioni di guide alpine hanno raccomandato molta prudenza, se non addirittura di evitare le zone a rischio, in quanto si tratta di fenomeni non prevedibili che possono coinvolgere anche aree situate a grandi distanze. Tra le cause naturali, non si escludono le alte temperature ed i locali nubifragi che stanno caratterizzando tutta la zona alpina.
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I temporali estivi dei primi giorni di agosto 2026 hanno provocato colate di fango e detrito in numerose zone alpine, dalla Valle d’Aosta alle Dolomiti.
Diverse colate si sono verificate nei territori della Provincia autonoma di Bolzano. Particolarmente colpiti sono stati i comuni di Rasun-Anterselva, San Vigilio di Marebbe, Stelvio e Tires. Ad Anterselva, fango, tronchi e detriti hanno invaso il piazzale e le aree circostanti alla Biathlon Arena, sede delle gare dei giochi olimpici Milano Cortina 2026 (sotto le foto dei Vigili del Fuoco – Landesfeuerwehrverband Südtirol).


A San Vigilio di Marebbe, una colata detritica ha invaso la zona di Ciamaur, ostruito un torrente e interrotto la strada per Pederü (sotto la foto dei Vigili del Fuoco – Landesfeuerwehrverband Südtirol).

A Cervinia (Valtournenche – Aosta), fango e detriti provenienti dalla Grandes Murailles hanno invaso il campo da golf, distruggendo anche alcuni ponti in legno posti lungo i canali (sotto il video dal sito del Corriere della Sera).
In Val di Fassa, e più precisamente nel territorio comunale di San Giovanni di Fassa (TN), la situazione di maggiore criticità si è riscontrata nell’area tra il Gardeccia, il Vajolet e il Passo Principe, dove un tratto di oltre 200 metri di strada è stato interrotto insieme a numerosi sentieri, determinando il soccorso di diversi turisti rimasti bloccati in quota. In questo caso, i fenomeni di instabilità hanno interessato i depositi detritici già presenti lungo le valli, alla base delle pareti rocciose altrettanto instabili (sotto il video dal sito Il Dolomiti).
Anche la statale 346 del Passo San Pellegrino, in località Bucaneve nel comune di Moena, è stata interrotta da una colata (sotto le foto e video della Provincia autonoma di Trento).

Sempre nelle Dolomiti, ad Auronzo di Cadore, 13 abitazioni per un totale di 35 persone tra residenti e turisti sono stati evacuati a causa di una colata detritica che ha raggiunto l’abitato (video sotto: Vigili del Fuoco).
Ultima in ordine di tempo in questo articolo è la colata detritica che nelle prime ore del 6 agosto 2026 ha interessato la zona di Gisse, tra Lutago e San Giovanni, in Valle Aurina (Alto Adige), dove sono state evacuate a scopo precauzionale circa 120 persone (sotto le foto dei Vigili del Fuoco – Landesfeuerwehrverband Südtirol).


Nella serata del 31 luglio 2026, l’area dei Campi Flegrei è stata interessata da un forte terremoto, che l’INGV – Osservatorio Vesuviano ha stimato di magnitudo durata Md=4.7 e profondità ipocentrale di 2.6 km. I livelli di scuotimento del suolo associati a questo terremoto sono stati notevoli, raggiungendo un picco di PGA (peak ground acceleration) pari a 0.96 g.
Oltre a provocare danni agli edifici e ad altri tipi di manufatti, questa forte accelerazione ha determinato anche l’innesco di una serie di frane, definite in questo caso simo-indotte. La frana più importante è avvenuta a Pozzuoli in via Gerolomini, dove grandi massi staccatisi da un versante vulcanico hanno invaso il piazzale di un condominio, interessando una serie di autovetture in sosta. Una persona che si trovava in una delle auto è risultata gravemente ferita, mentre altre persone sono riuscite a mettersi in salvo.
Altre frane da crollo sono state segnalate lungo le falesie costiere di Bacoli, e lungo i versanti del cratere degli Astroni.
E’ utile ricordare che oltre ai livelli di accelerazione del suolo, sono numerosi i fattori geologici e geomorfologici che possono controllare la distribuzione spaziale, le dimensioni, e l’impatto delle frane sismo-indotte nell’area epicentrale di un terremoto. Considerando l’intera sequenza di eventi sismici associati alla crisi bradisismica in corso, questo ultimo evento di Md 4.7 può essere considerato quello che ha avuto i maggiori effetti sulla stabilità dei versanti della zona.
Di seguito alcuni video della frana in via Gerolomini pubblicati sulla piattaforma YouTube, ed alcune foto che mostrano evidenze di altre frane nei dintorni di Pozzuoli (credits: Cantine Astroni; montediprocida.com; Tele A; Il Mattino).




In seguito alla confluenza dell’Istituto IRPI nel nuovo Istituto di Geoscienze (CNR-GEO), si fa presente che il sito del Progetto Polaris continuerà ad essere aggiornato dal personale del Gruppo di Geomorfologia della sede di Perugia senza subire alcuna variazione in termini di modalità, tempistiche e contenuti. Tuttavia, nelle more della costituzione del nuovo Istituto, il sito potrà essere oggetto di modifiche grafiche e formali legate ai necessari adeguamenti dell’identità visiva.
Grazie per la collaborazione.
L’8 giugno 2026, alle 07:37 ora locale, un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito il Mindanao meridionale, nelle Filippine provocando decine di vittime, centinaia di feriti e migliaia di sfollati e senzatetto. L’epicentro è stato individuato circa 26 km a sudovest di Kablalan, nella provincia di Sarangani, e l’ipocentro a 55 km di profondità. Questa profondità intermedia ha distribuito lo scuotimento su un’area molto ampia: oltre 1,2 milioni di persone sono state esposte a intensità VIII della scala Mercalli Modificata e quasi 3,8 milioni a scuotimento molto forte. È il sisma più potente registrato nelle Filippine dal 1990.
Il meccanismo focale indica un evento intraslab: la rottura è avvenuta all’interno della placca in subduzione lungo la Fossa di Cotabato, non sull’interfaccia tra placche che genera i grandi terremoti megathrust. Un evento simile, di magnitudo 6.7, si era verificato quasi nello stesso punto il 27 novembre 2023. Il confronto tra profondità, posizione e meccanismi focali suggerisce che quello del 2026 possa essere il più grande terremoto intraslab mai registrato in questa zona. Il contesto tettonico filippino è tra i più complessi al mondo, stretto tra sistemi di subduzione contrapposti e attraversato dalla Philippine Fault.
Le notizie attualmente disponibili indicano che i danni più gravi si sono concentrati a General Santos, città di circa 722.000 abitanti: crolli parziali, cedimenti infrastrutturali e gravi danni all’ospedale St. Elizabeth, con evacuazione di pazienti e personale. È stata emessa anche un’allerta tsunami, con onde fino a circa 1 metro tra Sultan Kudarat e Sarangani e 0,8 metri a Sulawesi, in Indonesia. Nella prima ora dopo il mainshock si sono verificate tre repliche superiori a magnitudo 6.0, la più forte di magnitudo 6.5, capaci di aggravare edifici e infrastrutture già compromessi.
Il danno, però, non dipende solo dallo scuotimento. Il sistema USGS PAGER-Ground Failure segnala un rischio “significativo” di frane sismoindotte ed “estensivo” di liquefazione.
Le frane potrebbero riguardare soprattutto aree rurali e remote dell’interno del Mindanao, dove rilievi ripidi, rocce fratturate, suoli tropicali profondi e piogge abbondanti rendono i versanti instabili. Alcuni fenomeni possono avvenire subito, come crolli e scivolamenti rapidi; altri possono svilupparsi nelle ore o nei giorni successivi come colate di fango e detrito.
Ancora più ampio è il rischio di liquefazione, che colpisce terreni granulari saturi — sabbie, limi, depositi alluvionali e costieri — quando le vibrazioni sismiche ne annullano temporaneamente la resistenza. Le aree più vulnerabili sono pianure costiere, piane fluviali e quartieri costruiti su riempimenti artificiali con falda superficiale. Il confronto più inquietante è con Palu, in Indonesia, dove nel 2018 la liquefazione causò enormi scivolamenti di terreno e la distruzione di interi quartieri.
Il paragone con l’Italia può aiutare a interpretare l’evento. Per le frane, i riferimenti sono la sequenza del Centro Italia 2016–2017, in cui molti effetti ambientali censiti dal CEDIT (Catalogo italiano degli Effetti Deformativi del suolo Indotti dai forti Terremoti, ISPRA/CNR) furono frane che interferirono con la viabilità, e il terremoto dell’Irpinia del 1980, che riattivò movimenti franosi preesistenti. Per la liquefazione, il parallelo è il sisma che colpì l’Emilia-Romagna nel 2012, dove, nonostante la magnitudo modesta (Mw 5.8 + 5.6, profondità ~6 km), le scosse generarono diffusi fenomeni di liquefazione in un’area di circa 1.200 km² nelle campagne ferraresi, con vulcanetti di sabbia, crateri e cedimenti del suolo.
Al di là dell’ovvia differenza di scala, i meccanismi dei due sismi sono sostanzialmente sovrapponibili; restano tuttavia differenze decisive: i terremoti appenninici sono in genere superficiali e legati a faglie normali distensive, mentre quello di Mindinao è più profondo e connesso alla subduzione. Inoltre, nelle Filippine la stagione dei tifoni può riattivare e aggravare frane per mesi dopo la scossa.
Un cedimento in una scogliera costiera a Sitio Buhangin, presso Mindanao. Immagine twittata da Radyo Pilipinas. Foto da https://eos.org/

RIFERIMENTI:
— USGS Event Page us7000srb1: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/eventpage/us7000srb1/executive
— USGS Ground Failure: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/eventpage/us7000srb1/ground-failure/summary
— Petley D. (2026), The Landslide Blog, AGU/Eos – https://eos.org/thelandslideblog/mindanao-1
— Hubbard J. & Bradley K. (2026), Earthquake Insights – https://earthquakeinsights.substack.com/p/deadly-m78-earthquake-rocks-southern
— Martino S. et al. (2021), Catalogo CEDIT – effetti sismoindotti in Italia. ISPRA/CNR-IGAG
— INGV Terremoti – Liquefazione Emilia 2012: https://ingvterremoti.com/2014/06/06/i-terremoti-dellemilia-2012-leffetto-della-liquefazione
— Petley D. (2018), AGU Landslide Blog – Palu 2018 liquefaction: https://blogs.agu.org/landslideblog/2018/10/08/palu-landslides-3/
Durante la mattinata del 14 aprile 2026, nella frazione Ronzano del comune di Calestano (PR), una frana già censita nell’inventario delle frane dell’Emilia-Romagna si è riattivata con grande vigore.
La frana, che aveva già manifestato segnali di attività a gennaio e marzo 2026, ha lambito alcuni edifici, provocando danni ai tralicci della rete elettrica con conseguente interruzione della fornitura di energia. Il materiale franato ha anche distrutto i canali di regimazione delle acque superficiali realizzati nei mesi scorsi, mettendo a rischio una strada comunale.
L’evoluzione geomorfologica dipenderà dalle condizioni meteo delle prossime settimane, e richiederà un costante monitoraggio dei geologi.
Di seguito alcune immagini dell’evento pubblicate da TGR e TV Parma.
