Nella tarda mattinata del 7 aprile 2026, la storica frana di Petacciato (CB) si è riattivata con evidenti ripercussioni sia a livello locale che nazionale. La frana, infatti, ha determinato l’interruzione dell’autostrada A14 e della SS16 Adriatica, oltre al fermo dei treni lungo la linea ferroviaria che collega Abruzzo e Molise. Nel centro abitato di Petacciato alcuni edifici sono stati evacuati per precauzione, mentre diverse strade risultano interrotte da scarpate che hanno raggiunto altezze fino ad un metro.
Nel corso del 900, la frana di Petacciato si è attivata più di dieci volte richiamando l’attenzione di diversi gruppi di ricerca che ne hanno analizzato i diversi aspetti. La frana è dovuta allo scivolamento di conglomerati e depositi sabbiosi lungo i livelli argillosi sottostanti. Essa si estende fino al settore costiero, localizzato a circa 2 km dall’abitato di Petacciato. L’evoluzione geomorfologica della frana è caratterizzata da un movimento retrogressivo verso l’abitato, e da uno scivolamento più ampio verso mare.
Anche in questo caso, come in quello di Niscemi e di altre frane simili, le attività di monitoraggio saranno fondamentali per seguire l’evoluzione spazio-temporale del fenomeno e gestire al meglio l’emergenza.
Di seguito alcune immagini pubblicate da quotidianomolise.com e termolionline.it


Le abbondanti precipitazioni associate al ciclone Erminio hanno determinato la piena di numerosi corsi d’acqua lungo il versante adriatico, dalle Marche alla Puglia.
I satelliti europei del Programma Copernicus hanno acquisito immagini molto utili per l’osservazione e l’analisi dei fenomeni geo-idrologici attivatisi durante l’evento. L’immagine sotto è stata acquisita da uno dei satelliti della costellazione Sentinel-3 il 4 aprile 2026. Il poligono giallo identifica la fascia costiera lungo la quale numerosi corsi d’acqua hanno trasportato ingenti quantità di sedimento in mare.

Un ingrandimento dell’immagine precedente riportato sotto mostra i cosiddetti “plume” di sedimento (pennacchi) identificabili con il colore giallo ocra, alla foce dei fiumi Pescara, Sangro, Trigno e Fortore. Una volta giunti in mare, i sedimenti vengono presi in carico dalle correnti marine che li ridistribuiscono lungo la costa, formando la fascia che nell’immagine risulta più chiara. La differenza di colore è dovuta alla diversa concentrazione in acqua dei sedimenti, che è massima alla foce dei fiumi e diminuisce con l’aumentare della distanza dalla costa.

Oltre ai satelliti Sentinel-3, anche quelli della costellazione Sentinel-2 hanno acquisito immagini di estremo interesse. Nell’immagine Sentinel-2 riportata sotto, acquisita il 3 aprile 2026, si può notare la foce del fiume Ofanto in Puglia, dove oltre al plume di sedimento in mare sono nettamente distinguibili anche le aree agricole inondate.

L’abbondante trasporto di sedimenti nei bacini idrografici interessati da precipitazioni intense è un fenomeno del tutto normale. Parte del sedimento può derivare dai processi di erosione fluviale o dalle instabilità di versante. Nelle regioni interessate dal ciclone Erminio, il trasporto solido continuerà ad essere alimentato per settimane, anche a causa della progressiva fusione della neve che manterrà alte le portate, così come il pericolo di frane. Di seguito un’immagine di LocalTeam relativa alla spiaggia di San Salvo Marina, in provincia di Chieti, dove si sono accumulati detriti di natura vegetale, anch’essi trasportati dai fiumi.

Numerose inondazioni e frane si stanno verificando in Abruzzo, Molise, e Puglia in seguito al passaggio del ciclone Erminio. Le aree più colpite risultano quelle già in allerta rossa ed arancione, dove le abbondanti precipitazioni e la fusione parziale della neve stanno causando l’aumento delle portate idriche dei corsi d’acqua, così come un rapido aumento del contenuto di acqua nei suoli.
Molti centri risultano isolati e diverse persone evacuate, anche in seguito alle abbondanti nevicate che si stanno registrando nei settori interni dell’Appennino.
Tra le criticità più importanti si evidenzia il crollo parziale del ponte sulla SS16 che attraversa il fiume Trigno, all’altezza di Montenero di Bisaccia (CB), il quale rappresenta uno dei principali collegamenti tra Abruzzo e Molise. Una persona in transito al momento del crollo risulta dispersa. Fenomeni di piena si registrano nelle diverse regioni per i fiumi Pescara, Sangro, Cervaro, Feltrino, Treste, Sinello, Biferno, Ofanto, Fortore. La linea ferroviaria adriatica è interrotta a causa dell’esondazione del fiume Osento. Un uomo è stato salvato dai Vigili del Fuoco in seguito all’esondazione del fiume Sinarca, in Molise.
Le frane stanno interessando sia la rete stradale che i centri abitati, anche nelle Marche. Fenomeni importanti sono stati segnalati ad Agnone, Vasto, Chieti, Valle Castellana, Acquasanta Terme. A Lanciano ci sono 2 feriti, in seguito ad una frana che ha coinvolto un furgone ed un edificio.
Il ciclone sarà ancora attivo nelle prossime ore. Ulteriori criticità potrebbero derivare dalla fusione della copertura nevosa, con ulteriori frane ed aumento dei livelli idrici.
Gli effetti sul trasporto di sedimenti in mare sono documentati in questo focus, grazie alle immagini satellitari del Programma Copernicus.
Di seguito alcune immagini e video pubblicate in rete.





Nella mattinata del 28 marzo 2026, un edificio ed una strada provinciale sono stati distrutti da una frana a Silvi (TE). La frana si era già attivata il 25 gennaio 2026, determinando l’evacuazione dei primi edifici. Il movimento retrogressivo è poi continuato lentamente fino ad accelerare nelle prime ore di sabato, quando ulteriori residenti sono stati evacuati dalla Protezione Civile prima che il loro edificio crollasse. In totale, sono 18 i nuclei familiari evacuati.
La strada provinciale 29/b è stata interessata da profondi cedimenti e fratture, essendo localizzata nell’area di alimentazione della frana.
Il monitoraggio dell’area consentirà di verificare l’evoluzione futura del movimento franoso, sicuramente condizionato dalle caratteristiche geologiche del versante.
Di seguito alcune immagini e video dell’evento pubblicate sui social network.


Il movimento franoso che si è manifestato a Niscemi (CL) a partire dal 16 gennaio 2026 ha distrutto numerose strade ed abitazioni, comportando l’evacuazione di oltre 1500 residenti. La portata dell’evento ha stimolato un vivace dibattito nell’opinione pubblica, anche in rifermento ai fattori naturali e antropici, innescanti o predisponenti, che potrebbero aver contribuito a determinare il fenomeno a distanza di 29 anni dall’ultimo evento rilevante (12 ottobre 1997).
Questo focus analizza uno dei fattori che generalmente viene considerato tra i più influenti nell’attivazione dei movimenti franosi, ossia le piogge. In particolare, viene presentata una descrizione delle precipitazioni che hanno interessato Niscemi nei giorni, mesi ed anni precedenti al 16 gennaio 2026, giorno della frana che ha danneggiato la strada provinciale 12 nella zona ovest, così come le precipitazioni successive, fino al 31 gennaio 2026.
La realizzazione di questo approfondimento si è basata sui dati di pioggia oraria acquisiti dalle stazioni della rete fiduciaria del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. Ricercatori del gruppo di Geomorfologia dell’IRPI hanno aggregato ed interpolato questi dati per ottenere valori cumulati (mm) nell’ambito di due diverse tipologie di analisi: un’analisi di breve termine, riferita al periodo 1 agosto 2025 – 31 gennaio 2026, in cui le piogge orarie sono state aggregate su intervalli giornalieri di 24 ore; un’analisi di lungo termine, riferita al periodo 1 settembre 2018 – 31 gennaio 2026, in cui l’aggregazione è stata eseguita per intervalli mensili. In entrambe le analisi, i valori di precipitazione sono stati campionati da mappe di pioggia interpolate e costituite da celle a griglia regolare. Nel caso specifico, è stata considerata la cella centrata sull’area urbana di Niscemi, nei pressi del movimento franoso.

Figura 1 – Risultati dell’analisi di breve termine
La Figura 1 mostra i risultati dell’analisi di breve termine. Il grafico superiore rappresenta l’andamento della pioggia giornaliera nel tempo, con le barre verticali che indicano la quantità di precipitazione nei giorni piovosi. Le linee tratteggiate indicano i giorni della frana, cioè il 16 e 25 gennaio rispettivamente. Il grafico centrale mostra la pioggia cumulata nell’intero periodo considerato, stimata in circa 309 mm. Si nota che, a partire dalla fine di settembre 2025, la linea rossa della cumulata indica una crescita abbastanza regolare, dovuta a piogge di bassa intensità ma piuttosto continue nel tempo. L’apporto medio da ottobre a dicembre è stato di circa 61 mm al mese. Dal pomeriggio del 16 gennaio 2026, la persistenza delle piogge aumenta ulteriormente. Ciò si riflette in quantitativi che hanno contribuito a rendere il mese di gennaio il più piovoso dell’intero semestre (95 mm – grafico inferiore). Da notare che l’intera pioggia del 16 gennaio 2026, di circa 4 mm, si è verificata nelle ore successive all’innesco della frana nella zona ovest, dopo 8 giorni di assenza di precipitazioni. Il 25 gennaio 2026, quando la frana ha interessato la zona meridionale di Niscemi, la cumulata giornaliera è risultata di soli 0.4 mm. Complessivamente, la pioggia stimata tra 16 e 25 gennaio è stata di circa 31 mm.

Figura 2 – Risultati dell’analisi di lungo termine
La Figura 2 mostra i risultati dell’analisi di lungo termine. Il grafico superiore rappresenta le piogge cumulate su intervalli mensili, indicate da ciascuna barra verticale. Si riconosce un andamento degli apporti piovosi legato alla stagionalità, con i mesi estivi più secchi (tratti orizzontali della linea cumulata nel grafico centrale) che si intervallano ai periodi più umidi. Le piogge annuali, mostrate nel grafico inferiore, evidenziano una variabilità interannuale. Nel 2025, l’anno che precede l’innesco della frana, è stato raggiunto un valore cumulato di circa 430 mm risultando il più alto della serie*, e superando la media degli ultimi 7 anni (316 mm circa). Dal grafico superiore in Figura 2 si può notare che, a differenza degli altri anni, il 2025 è caratterizzato da piogge consistenti sia nei primi mesi, tra gennaio e marzo, che alla fine dell’anno, a partire da ottobre. Altri anni caratterizzati da valori cumulati al di sopra della media sono il 2019, 2021 e 2023.
In sintesi, le precipitazioni registrate a Niscemi nelle settimane immediatamente precedenti all’innesco del 16 gennaio 2026 non sembrano evidenziare particolari anomalie. La distribuzione degli apporti piovosi durante l’intero corso del 2025, la cui cumulata annua è risultata superiore alla media 2019-2025 raggiungendo il valore più alto degli ultimi 7 anni, merita invece un ulteriore approfondimento.
*Si fa presente che, nel 2025, la serie di precipitazioni a disposizione ha una lacuna di pochi giorni nel mese di novembre, e che quindi il dato può essere leggermente sottostimato.
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Nella giornata del 12 febbraio 2026, numerose frane si sono verificate in diverse regioni d’Italia.
In Sicilia, massi di grandi dimensioni hanno bloccato la SS185, nel territorio di Novara di Sicilia (ME).
In Calabria, diffusi fenomeni si sono verificati nella provincia di Cosenza. Tra i comuni interessati risultano Fuscaldo, Aiello Calabro, Scigliano, San Pietro in Guarano, Saracena, Sant’Agata di Esaro. Ad essere coinvolte sono state prevalentemente le arterie stradali.
In Campania, una frana si è verificata a Vietri sul Mare in corrispondenza della SS163, causando una nuova interruzione dopo quella dei giorni scorsi. Questa frana ha coinvolto un’abitazione posta alla base della parete rocciosa, per cui è stata disposta l’evacuazione di alcuni residenti. Poco lontano, a Salerno, un’altra frana ha interrotto la strada che collega il porto con l’autostrada A3. Altre frane si sono registrate a Camerota, Centola, Giungano e Palinuro.
In Emilia-Romagna, un grande masso ha invaso una strada nel comune di Alto Reno Terme (BO).
Di seguito alcune immagini pubblicate sui social network.







A Castrovillari (CS), una frana ha provocato la morte di un anziano di 80 anni nel pomeriggio del 8 febbraio 2026. Mentre era nei pressi del suo podere in contrada Feliceto, l’anziano è stato investito da una frana, rimanendo sepolto sotto la massa di fango e detriti. I soccorritori sono riusciti ad estrarre il corpo solo in serata.
Le zone di Castrovillari e dell’alto cosentino sono state oggetto di abbondanti precipitazioni fin dall’inizio del 2026, con valori cumulati di oltre 300 mm. Nuove piogge potrebbero compromettere ulteriormente la stabilità dei versanti in tutta l’area.
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Una frana si è verificata a Torraca (SA) in località Cordici, nella mattinata del 5 febbraio 2026.
La frana ha coinvolto le reti energetiche, una strada comunale, ed il sagrato del santuario dedicato alla Madonna dei Cordici, creando numerose fratture e scarpate alte alcuni metri. Le attività di monitoraggio da parte delle autorità locali sono in corso per valutare ulteriori azioni di salvaguardia per la popolazione. A rischio risultano il santuario e la strada sottostante SP16.
Di seguito viene proposto un confronto fotografico della zona in frana, che nella giornata del 5 febbraio ha avuto un’evoluzione relativamente rapida, nell’ordine delle ore. Le immagini derivano dai video delle emittenti locali Rete 7 e InfoCilento.
Frane da scivolamento di questo tipo sono numerose nella zona cilentana, a causa delle caratteristiche geologiche e geomorfologiche del territorio.

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Una frana si è verificata in Costiera Amalfitana all’alba del 6 febbraio 2026, intorno alle 5. In seguito alle abbondanti precipitazioni (circa 80 mm in 6 ore), un muro in pietrame ha ceduto sotto la spinta dei terreni retrostanti carichi di acqua. Fango e detriti hanno invaso la SS163 determinandone l’interruzione.
Nessun automezzo o persona risultano coinvolti dal movimento franoso avvenuto in località Fuenti, nel tratto compreso tra Vietri sul Mare e Cetara.
Altre frane si sono verificate nel territorio di Maiori.
Di seguito alcune immagini pubblicate sui social network.
