Il movimento franoso che si è manifestato a Niscemi (CL) a partire dal 16 gennaio 2026 ha distrutto numerose strade ed abitazioni, comportando l’evacuazione di oltre 1500 residenti. La portata dell’evento ha stimolato un vivace dibattito nell’opinione pubblica, anche in rifermento ai fattori naturali e antropici, innescanti o predisponenti, che potrebbero aver contribuito a determinare il fenomeno a distanza di 29 anni dall’ultimo evento rilevante (12 ottobre 1997).
Questo focus analizza uno dei fattori che generalmente viene considerato tra i più influenti nell’attivazione dei movimenti franosi, ossia le piogge. In particolare, viene presentata una descrizione delle precipitazioni che hanno interessato Niscemi nei giorni, mesi ed anni precedenti al 16 gennaio 2026, giorno della frana che ha danneggiato la strada provinciale 12 nella zona ovest, così come le precipitazioni successive, fino al 31 gennaio 2026.
La realizzazione di questo approfondimento si è basata sui dati di pioggia oraria acquisiti dalle stazioni della rete fiduciaria del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. Ricercatori del gruppo di Geomorfologia dell’IRPI hanno aggregato ed interpolato questi dati per ottenere valori cumulati (mm) nell’ambito di due diverse tipologie di analisi: un’analisi di breve termine, riferita al periodo 1 agosto 2025 – 31 gennaio 2026, in cui le piogge orarie sono state aggregate su intervalli giornalieri di 24 ore; un’analisi di lungo termine, riferita al periodo 1 settembre 2018 – 31 gennaio 2026, in cui l’aggregazione è stata eseguita per intervalli mensili. In entrambe le analisi, i valori di precipitazione sono stati campionati da mappe di pioggia interpolate e costituite da celle a griglia regolare. Nel caso specifico, è stata considerata la cella centrata sull’area urbana di Niscemi, nei pressi del movimento franoso.

Figura 1 – Risultati dell’analisi di breve termine
La Figura 1 mostra i risultati dell’analisi di breve termine. Il grafico superiore rappresenta l’andamento della pioggia giornaliera nel tempo, con le barre verticali che indicano la quantità di precipitazione nei giorni piovosi. Le linee tratteggiate indicano i giorni della frana, cioè il 16 e 25 gennaio rispettivamente. Il grafico centrale mostra la pioggia cumulata nell’intero periodo considerato, stimata in circa 309 mm. Si nota che, a partire dalla fine di settembre 2025, la linea rossa della cumulata indica una crescita abbastanza regolare, dovuta a piogge di bassa intensità ma piuttosto continue nel tempo. L’apporto medio da ottobre a dicembre è stato di circa 61 mm al mese. Dal pomeriggio del 16 gennaio 2026, la persistenza delle piogge aumenta ulteriormente. Ciò si riflette in quantitativi che hanno contribuito a rendere il mese di gennaio il più piovoso dell’intero semestre (95 mm – grafico inferiore). Da notare che l’intera pioggia del 16 gennaio 2026, di circa 4 mm, si è verificata nelle ore successive all’innesco della frana nella zona ovest, dopo 8 giorni di assenza di precipitazioni. Il 25 gennaio 2026, quando la frana ha interessato la zona meridionale di Niscemi, la cumulata giornaliera è risultata di soli 0.4 mm. Complessivamente, la pioggia stimata tra 16 e 25 gennaio è stata di circa 31 mm.

Figura 2 – Risultati dell’analisi di lungo termine
La Figura 2 mostra i risultati dell’analisi di lungo termine. Il grafico superiore rappresenta le piogge cumulate su intervalli mensili, indicate da ciascuna barra verticale. Si riconosce un andamento degli apporti piovosi legato alla stagionalità, con i mesi estivi più secchi (tratti orizzontali della linea cumulata nel grafico centrale) che si intervallano ai periodi più umidi. Le piogge annuali, mostrate nel grafico inferiore, evidenziano una variabilità interannuale. Nel 2025, l’anno che precede l’innesco della frana, è stato raggiunto un valore cumulato di circa 430 mm risultando il più alto della serie*, e superando la media degli ultimi 7 anni (316 mm circa). Dal grafico superiore in Figura 2 si può notare che, a differenza degli altri anni, il 2025 è caratterizzato da piogge consistenti sia nei primi mesi, tra gennaio e marzo, che alla fine dell’anno, a partire da ottobre. Altri anni caratterizzati da valori cumulati al di sopra della media sono il 2019, 2021 e 2023.
In sintesi, le precipitazioni registrate a Niscemi nelle settimane immediatamente precedenti all’innesco del 16 gennaio 2026 non sembrano evidenziare particolari anomalie. La distribuzione degli apporti piovosi durante l’intero corso del 2025, la cui cumulata annua è risultata superiore alla media 2019-2025 raggiungendo il valore più alto degli ultimi 7 anni, merita invece un ulteriore approfondimento.
*Si fa presente che, nel 2025, la serie di precipitazioni a disposizione ha una lacuna di pochi giorni nel mese di novembre, e che quindi il dato può essere leggermente sottostimato.
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Nella giornata del 12 febbraio 2026, numerose frane si sono verificate in diverse regioni d’Italia.
In Sicilia, massi di grandi dimensioni hanno bloccato la SS185, nel territorio di Novara di Sicilia (ME).
In Calabria, diffusi fenomeni si sono verificati nella provincia di Cosenza. Tra i comuni interessati risultano Fuscaldo, Aiello Calabro, Scigliano, San Pietro in Guarano, Saracena, Sant’Agata di Esaro. Ad essere coinvolte sono state prevalentemente le arterie stradali.
In Campania, una frana si è verificata a Vietri sul Mare in corrispondenza della SS163, causando una nuova interruzione dopo quella dei giorni scorsi. Questa frana ha coinvolto un’abitazione posta alla base della parete rocciosa, per cui è stata disposta l’evacuazione di alcuni residenti. Poco lontano, a Salerno, un’altra frana ha interrotto la strada che collega il porto con l’autostrada A3. Altre frane si sono registrate a Camerota, Centola, Giungano e Palinuro.
In Emilia-Romagna, un grande masso ha invaso una strada nel comune di Alto Reno Terme (BO).
Di seguito alcune immagini pubblicate sui social network.







A Castrovillari (CS), una frana ha provocato la morte di un anziano di 80 anni nel pomeriggio del 8 febbraio 2026. Mentre era nei pressi del suo podere in contrada Feliceto, l’anziano è stato investito da una frana, rimanendo sepolto sotto la massa di fango e detriti. I soccorritori sono riusciti ad estrarre il corpo solo in serata.
Le zone di Castrovillari e dell’alto cosentino sono state oggetto di abbondanti precipitazioni fin dall’inizio del 2026, con valori cumulati di oltre 300 mm. Nuove piogge potrebbero compromettere ulteriormente la stabilità dei versanti in tutta l’area.
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Una frana si è verificata a Torraca (SA) in località Cordici, nella mattinata del 5 febbraio 2026.
La frana ha coinvolto le reti energetiche, una strada comunale, ed il sagrato del santuario dedicato alla Madonna dei Cordici, creando numerose fratture e scarpate alte alcuni metri. Le attività di monitoraggio da parte delle autorità locali sono in corso per valutare ulteriori azioni di salvaguardia per la popolazione. A rischio risultano il santuario e la strada sottostante SP16.
Di seguito viene proposto un confronto fotografico della zona in frana, che nella giornata del 5 febbraio ha avuto un’evoluzione relativamente rapida, nell’ordine delle ore. Le immagini derivano dai video delle emittenti locali Rete 7 e InfoCilento.
Frane da scivolamento di questo tipo sono numerose nella zona cilentana, a causa delle caratteristiche geologiche e geomorfologiche del territorio.

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Una frana si è verificata in Costiera Amalfitana all’alba del 6 febbraio 2026, intorno alle 5. In seguito alle abbondanti precipitazioni (circa 80 mm in 6 ore), un muro in pietrame ha ceduto sotto la spinta dei terreni retrostanti carichi di acqua. Fango e detriti hanno invaso la SS163 determinandone l’interruzione.
Nessun automezzo o persona risultano coinvolti dal movimento franoso avvenuto in località Fuenti, nel tratto compreso tra Vietri sul Mare e Cetara.
Altre frane si sono verificate nel territorio di Maiori.
Di seguito alcune immagini pubblicate sui social network.

Numerose frane hanno interessato una serie di strade tra messinese e reggino, nella giornata di sabato 31 gennaio 2026.
Alcuni massi sono caduti sulla SS 18 tra Scilla e Bagnara (RC), danneggiando l’asfalto ed il guard rail. Sempre nel reggino, un’altra frana ha interessato la SP 22 a Montebello Jonico.
In provincia di Vibo Valentia, una frana ha interessato la SS 182 a Gerocarne.
Nel messinese sono state registrate frane a Sant’Agata di Militello, Militello Rosmarino, Librizzi, Longi e Messina.
Per puro caso non si registrano danni a persone ed automezzi in transito.
Di seguito alcune immagini pubblicate sui social network.
Frane nel messinese (Pagina Facebook “La Provincia Messina”)





Frane nel reggino

Nella giornata di mercoledì 28 gennaio 2026, una frana di grandi dimensioni ha interessato una cava nella Repubblica Democratica del Congo, in Africa.
La cava si trova nella zona di Rubaya, dove al momento della frana stavano lavorando molte persone, tra cui bambini, per l’estrazione del minerale coltan molto usato per la produzione di smartphone e tablet.
Le autorità locali riportano almeno 227 morti e decine di feriti. Molti corpi si trovano all’interno di gallerie, per cui al momento è impossibile recuperarli con le risorse disponibili.
Le operazioni di soccorso sono ostacolate dalla persistente instabilità del versante. Un’altra frana aveva interessato la zona già nel giugno 2025, provocando più di 200 morti.
Video dell’evento disponibile a questo link. Di seguito un’immagine Reuters.

Nella tarda serata di domenica 25 gennaio 2026, una frana da crollo in roccia ha bloccato la SS1 Aurelia all’altezza di Arenzano (GE).
La frana ha determinato il distacco di numerosi blocchi rocciosi di notevoli dimensioni che hanno occupato l’intera carreggiata. Secondo i Vigili del Fuoco di Genova, non sono stati coinvolti mezzi o pedoni in transito al momento del crollo.
La frana ha interessato un versante protetto da reti paramassi risultate però inefficaci nel contenere il fenomeno.
Di seguito alcune immagini della frana acquisite dalle squadre intervenute sul posto.





Gravissimi danni sono stati registrati in Calabria, Sardegna e Sicilia dopo il passaggio del ciclone “Harry”. Classificato come sistema depressionario di tipo extratropicale, il ciclone “Harry” ha richiamato forti venti di scirocco e levante, associati allo spostamento di masse di aria molto umide dalle regioni nord-africane. L’impatto con i settori costieri è stato molto critico, soprattutto per l’interazione tra le forti mareggiate ed i centri urbani. I danni maggiori, infatti, sono stati riscontrati su strade litoranee, edifici, strutture portuali, e parchi pubblici realizzati in tratti esposti sia a mareggiate che tsunami.
Data la buona prevedibilità dei fenomeni mediante i modelli meteorologici disponibili, il sistema di Protezione Civile ha allertato la popolazione con ampio anticipo, emanando gli opportuni messaggi di allerta. Non risultano persone che hanno perso la vita, anche in virtù delle numerose evacuazioni preventive disposte dai sindaci in diversi comuni.
Dal punto di vista dei fenomeni geo-idrologici, locali criticità sono state rilevate in Calabria, ad Africo, Bivongi, Catanzaro, Paludi, San Mauro Marchesato, ed in Sicilia ad Aidone. Locali esondazioni sono avvenute nel cagliaritano e siracusano. Le precipitazioni sono risultate molto abbondanti a ridosso dei rilievi che hanno svolto il ruolo di barriera orografica, come Etna, Peloritani e Serre. I valori cumulati di evento superano i 500 mm, come segnalato dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.
Di seguito alcune immagini delle frane e video delle mareggiate pubblicate sui social network.






