Nel primo pomeriggio di domenica 4 ottobre 2026, un crollo di roccia si è verificato lungo la parete nord della Tofana di Dentro, nelle Dolomiti Bellunesi. Il crollo è stato ripreso in diretta dall’equipaggio di un elicottero di soccorso, già presente in zona per soccorrere un’escursionista infortunata nei pressi della vicina Tofana di Rozes. Nonostante il crollo abbia interessato i sentieri della Val Travenanzes, nessuna persona risulta coinvolta.
Questo crollo si aggiunge a quelli documentati lungo tutto l’arco alpino durante il periodo estivo (Ortles-Cevedale, Monviso, Cervino, Pelmo e Monte Bianco), i quali sono molto probabilmente connessi alle condizioni termiche registrate sia a scala giornaliera che stagionale, ed alla riduzione del permafrost che rende gli ammassi rocciosi più esposti ai fenomeni di instabilità.
Di seguito alcuni video dell’evento pubblicati sulla piattaforma YouTube.
Read More »
Nel pomeriggio del 2 ottobre 2026, improvvise celle temporalesche a carattere autorigenerante si sono formate nella provincia di Albacete (Castilla-La Mancha), in Spagna. Le conseguenti precipitazioni hanno interessato l’abitato di Madrigueras per circa 2 ore, determinando l’aumento di portata e l’esondazione dei canali (ramblas) intorno al paese. Strade e case sono state invase da flussi di acqua e fango che hanno raggiunto altezze anche superiori al metro. Una donna di 102 anni ha perso la vita, mentre circa 90 persone sono state salvate dalle squadre di soccorso. I video ripresi dai cittadini durante l’evento mostrano diverse auto trascinate via dalla corrente, e persone intrappolate dalla forza dell’acqua.
La Spagna orientale non è nuova a fenomeni alluvionali con conseguenze disastrose. Nel 2024, la città di Valencia fu interessata da una grave alluvione in cui persero la vita 233 persone. Nonostante la Spagna abbia adottato il sistema di allerta pubblica ES-Alert basato su protocollo Cell Broadcast, la rapida evoluzione dei fenomeni temporaleschi e le conseguenti piene improvvise dei corsi d’acqua possono determinare locali situazioni di pericolo, in cui i singoli cittadini sono chiamati ad adottare le norme di autoprotezione. Nella sezione “Che fare?” del sito Polaris, sono disponibili tutte le raccomandazioni da tenere in considerazione in caso di alluvione, considerando che eventi di questo tipo sono molto frequenti anche in Italia.
Di seguito alcuni video dell’evento pubblicati sulla piattaforma YouTube.
Read More »
Ricorre oggi, 1 ottobre 2026, il 17° anniversario del disastro geo-idrologico avvenuto in Sicilia nord-orientale. Precipitazioni intense causarono decine di frane superficiali (come nella foto sotto) a Giampilieri, Molino, e Altolia, e l’esondazione dei corsi d’acqua, come a Scaletta Zanclea. Edifici e strade furono distrutti dal fango, e la linea ferroviaria Messina-Catania danneggiata in più punti. Il bilancio finale fu di 31 morti, 6 dispersi, 122 feriti e 2019 tra sfollati e senzatetto.
L’articolo disponibile al seguente link riporta le fotografie scattate dai geologi del CNR-IRPI di Perugia intervenuti sul posto, ed ulteriori informazioni sull’evento:
https://polaris.irpi.cnr.it/event/frane-e-inondazioni-nel-messinese/

Dopo il grande disastro avvenuto il 26 agosto 2026 nella valle del fiume Trishuli, il Nepal è nuovamente interessato da frane e inondazioni. Intorno alle 17:30 del 27 settembre 2026, piogge monsoniche hanno innescato una frana di grandi dimensioni in prossimità dell’abitato di Lete, nella regione del Mustang. La frana è stata ripresa in diretta dagli abitanti del luogo, mostrando un’evoluzione estremamente rapida. Il materiale franato ha infatti raggiunto il fondovalle del fiume Kali Gandaki in circa 10 secondi, causandone il temporaneo sbarramento.
Secondo le autorità locali, sono decine i morti e dispersi causati da frane e inondazioni negli ultimi giorni.
Di seguito il video che mostra la frana in diretta.
Read More »
Nella mattinata del 25 settembre 2026, intense precipitazioni hanno interessato l’area della penisola sorrentina, in provincia di Napoli. Le stazioni pluviometriche gestite dalla Protezione Civile – Regione Campania hanno misurato precipitazioni molto localizzate, con accumuli dell’ordine di 75 mm in 4 ore, e picchi superiori ai 30 mm in un’ora.
Lungo i versanti del monte Faito si sono originate delle colate di fango che hanno invaso l’area costiera sottostante, nei comuni di Castellamare di Stabia e Vico Equense, provocando danni alla strada statale SS145 e ad alcuni edifici, tra cui un ristorante. La galleria in località Santa Maria di Pozzano è stata chiusa al traffico per liberare la strada dai detriti. Non si registrano danni alle persone, ma diversi automobilisti sono rimasti bloccati nel fango.
Nel 1997, lo stesso settore della penisola sorrentina fu interessato da una colata di fango di grandi dimensioni che invase la SS145 e distrusse un edificio, con un bilancio finale di 4 morti e 22 feriti. La presenza di depositi piroclastici sovrapposti al substrato calcareo, e le forti pendenze dei versanti, rendono quest’area particolarmente suscettibile a frane superficiali che evolvono in colate rapide di fango dall’elevato potere distruttivo.
Di seguito alcune immagini dell’evento di oggi pubblicate in rete.


Read More »
Poco dopo mezzogiorno del 12 settembre 2026, una frana di grandi proporzioni ha interessato Punta Beltovo (quota 3,325 metri), nel gruppo dell’Ortles-Cevedale, in Alto Adige. Il fenomeno è stato ripreso in diretta da diversi escursionisti ed abitanti di Solda. Dai video pubblicati in rete è visibile una porzione di versante che crolla in pochi secondi, per poi evolvere verso valle come valanga di roccia associata ad una grande quantità di polvere. Le autorità locali non hanno registrato danni a cose o persone.
Dopo il crollo principale, ulteriori crolli di proporzioni minori sono stati documentati durante la giornata del 13 settembre, dimostrando una persistenza delle condizioni di instabilità. Per tale motivo, i sentieri della zona sono stati chiusi a scopo precauzionale.
Fenomeni con caratteristiche simili sono avvenuti durante il periodo estivo anche in altre zona alpine, come riportato in questo articolo: https://polaris.irpi.cnr.it/grandi-frane-lungo-i-massicci-alpini-del-cervino-pelmo-e-monte-bianco/.
Di seguito un video dell’evento ripreso da un drone e pubblicato da Tgr Rai Alto Adige, ed una foto scattata da valle.

Nel pomeriggio del 12 settembre 2026, un’autovettura in transito lungo la SR 521 tra Morro Reatino e Leonessa, in provincia di Rieti, è stata colpita da un masso. Una donna presente all’interno del veicolo ha perso la vita durante l’impatto, mentre il marito al suo fianco è risultato gravemente ferito. I soccorsi giunti sul posto hanno registrato il ferimento di altre 7 persone che viaggiavano su altre autovetture.
Secondo le cronache locali, il masso generatosi da un distacco improvviso avrebbe avuto un peso di circa 20 kg.
Nella serata di martedì 1 settembre 2026, una frana si è verificata lungo il versante nord-est del Monviso, in Piemonte. L’improvviso crollo di roccia sarebbe avvenuto nei pressi del Torrione Saint Robert, e non lontano dal rifugio Quintino Sella.
Nessun escursionista è stato coinvolto ma, in via cautelativa, il sindaco di Crissolo ha disposto la chiusura temporanea e il divieto di transito sul sentiero CNAV13.
Altri crolli di varie dimensioni c’erano stati sia nei mesi che negli anni scorsi.
Il crollo del 1 settembre è stato ripreso da alcuni escursionisti, come riportato nei video seguenti pubblicati sulla piattaforma YouTube.
Un disastro geo-idrologico è avvenuto nella valle del fiume Trishuli, al confine tra Cina e Nepal, nella mattinata di mercoledì 26 agosto 2026. Un flusso molto rapido composto da un’enorme quantità di acqua mista a sedimenti, rocce e materiale vegetale ha travolto interi centri abitati localizzati lungo il fondovalle. Le vittime potrebbero essere centinaia. Le autorità locali segnalano che la zona era frequentata anche da turisti stranieri, parte dei quali risultano dispersi.
Le ipotesi riguardanti l’origine del fenomeno sono diverse. Tra queste vi sono il possibile cedimento di un invaso naturale, il collasso di un ghiacciaio, un fenomeno franoso di grandi proporzioni che potrebbe aver coinvolto un lago sottostante, se non addirittura una combinazione degli stessi. Le prime immagini satellitari mostrano la zona in cui il flusso ha avuto origine (evidenziata anche nell’immagine Google Earth sottostante), ma ulteriori analisi saranno necessarie per stabilire le reali cause. Non si può escludere una dinamica simile a quella osservata a Blatten (Svizzera), circa un anno fa, quando la porzione frontale del Ghiacciaio di Birch è collassata mobilizzando oltre 6 milioni di m³ di materiale.

I primi 18 secondi del video seguente, ripreso a circa 13 km dall’ingresso della massa nel fiume Lhende Khola (simbolo in figura), mostrano il flusso in rapida evoluzione all’interno della valle, la quale risulta abbastanza stretta e con versanti ad alta pendenza. Queste condizioni topografiche hanno contribuito ad amplificare la velocità e l’altezza del flusso. L’energia prodotta dall’evento è stata stimata dall’USGS (US Geological Survey) con una magnitudo pari a 5.2 della scala Richter. Nessun terremoto, quindi, può essere considerato tra le cause del fenomeno.
Fenomeni simili sono ben documentati nella letteratura scientifica, anche in quelle stesse zone, risultando tra i pericoli geomorfologici più critici per le popolazioni locali.
AGGIORNAMENTO DEL 27 AGOSTO 2026
LA DINAMICA DELL’EVENTO
L’osservazione delle immagini ottiche acquisite dal satellite Landsat-9 il 27 agosto 2026 ha consentito di individuare l’area da cui si è originato il fenomeno. A crollare è stata la porzione frontale di un ghiacciaio sul Langtang Lirung da una quota di circa 5100 m (figure sotto), per un volume iniziale stimabile tra 20 e 30 milioni di m³. La massa ha raggiunto la base del versante precipitando per circa 1200 metri, per poi spostarsi repentinamente verso la valle del fiume Lhende. Qui ha risalito il versante opposto per centinaia di metri (circa 300 m), prima di incanalarsi nel fondovalle e raggiungere in circa 6 minuti la zona del porto doganale di Rasuwagadhi (Gyirong Port), con velocità fino a 180 km/h (50 m/s), come riferito anche da colleghi ricercatori cinesi. Tale velocità risulta dall’elevata pendenza (circa 12%) del tratto iniziale dell’alveo in cui la massa si è riversata, così come dalla conformazione topografica del fondovalle, stretto e limitato da versanti molto acclivi. Il materiale ha poi proseguito il suo corso nella valle del fiume Trishuli, incrementando il proprio volume grazie alla presa in carico di ulteriore acqua, roccia e sedimenti, ed alla forte azione erosiva di fondo e di sponda. Secondo i dati dei sensori idrometrici del Servizio di previsione delle inondazioni del governo nepalese, la piena che si è formata nella valle del fiume Trishuli ha percorso oltre 150 km, fino alla stazione di Devghat.


IL NUOVO LAGO DI SBARRAMENTO
Il crollo del fronte glaciale e del materiale roccioso ha determinato un forte apporto di sedimenti e detriti all’interno della valle del fiume Lhende. A questi, si sono aggiunti i depositi di una frana innescata in sinistra idrografica determinando la formazione di un lago di sbarramento (figura sotto). La presenza di questo lago è attualmente motivo di grande pericolo, poiché il suo cedimento improvviso potrebbe provocare un’ulteriore ondata di piena verso Rasuwagadhi, Timure e l’intera valle del Trishuli, proprio mentre sono in corso le attività di ricerca e soccorso. Le autorità locali stanno monitorando la situazione ma con difficoltà.

L’EVENTO PRECEDENTE DEL 8 LUGLIO 2025
Nella stessa valle del fiume Lhende, un precedente evento alluvionale è avvenuto il giorno 8 luglio 2025, in seguito ad un fenomeno di tipo GLOF (Glacial Lake Outburst Flood), cioè al crollo di un lago glaciale. Durante l’evento del 2025 la massa di acqua e detriti partita dal ghiacciaio Pyurepu ha distrutto il ponte dell’Amicizia (Miteri Bridge), il porto doganale di Rasuwagadhi, infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, progetti idroelettrici, ed ha completamente reciso un tratto di circa 16 chilometri della strada che collega Syabrubesi a Rasuwagadhi. Il disastro ha provocato la morte di 11 persone in Cina e 11 dispersi, mentre in Nepal ci sono state diverse vittime (almeno 9 morti confermati) e 18 dispersi. Anche a causa degli effetti del cambiamento climatico, ulteriori ghiacciai sono attualmente in precarie condizioni di stabilità in tutta la zona himalayana, così come diversi laghi glaciali che potrebbero essere interessati da fenomeni di GLOF.
AGGIORNAMENTO DEL 30 AGOSTO 2026
L’ulteriore disponibilità di immagini pubblicate in rete, sia satellitari che da drone, così come di ulteriori immagini acquisite dagli abitanti durante l’evento, ha consentito di confermare la dinamica già descritta nel precedente aggiornamento del 27 agosto. Ulteriori elementi sono relativi alla frana che ha sbarrato il corso del fiume Lhende, ripresa in diretta in questo video. Dall’analisi dei segnali sismici relativi alla mattinata del 26 agosto 2026, i ricercatori dell’US Geological Survey hanno individuato un ulteriore impulso di energia 3 ore dopo il crollo del ghiacciaio. Considerando la sovrapponibilità degli orari, questo impulso può essere associato alla frana secondaria riportata sia in mappa che nell’immagine da drone (sopra), la cui energia è stata stimata pari ad un evento sismico di magnitudo 4.2.
Per quanto riguarda il lago formatosi in seguito a questo sbarramento, con un volume di acqua stimato in 2 milioni di m³, le autorità cinesi hanno dichiarato una riduzione della sua pericolosità dovuta al lento drenaggio per cause naturali. Un ulteriore lago si è formato alla base del ghiacciaio crollato (foto sotto). Questo lago continua ad essere alimentato dall’acqua di fusione così come da ulteriori crolli di ghiaccio (video sotto). Altri laghi sono segnalati nella valle del fiume Lhende, a causa delle frane secondarie che hanno parzialmente ostruito il deflusso principale. Pertanto, il pericolo legato alla formazione di nuovi laghi o all’instabilità di quelli esistenti, così come la possibile occorrenza di nuove frane, resta alto anche a causa delle precipitazioni che si stanno verificando in tutta la zona, e che stanno incrementando le portate dei corsi d’acqua.

MORTI E DISPERSI
Secondo le autorità locali, alle ore 19:00 (Nepal time) del 14 settembre 2026 il bilancio è di: 1395 morti, 5130 dispersi, oltre 9000 feriti. L’elevato numero di dispersi non diminuisce da giorni a causa delle difficoltà nel ritrovare i copri rimasti sepolti o disintegrati dall’impatto con la colata.
Di seguito altri video dell’evento pubblicati sulla piattaforma YouTube.
Read More »