Nel pomeriggio del 12 settembre 2026, un’autovettura in transito lungo la SR 521 tra Morro Reatino e Leonessa, in provincia di Rieti, è stata colpita da un masso. Una donna presente all’interno del veicolo ha perso la vita durante l’impatto, mentre il marito al suo fianco è risultato gravemente ferito. I soccorsi giunti sul posto hanno registrato il ferimento di altre 7 persone che viaggiavano su altre autovetture.
Secondo le cronache locali, il masso generatosi da un distacco improvviso avrebbe avuto un peso di circa 20 kg.
Nella serata di martedì 1 settembre 2026, una frana si è verificata lungo il versante nord-est del Monviso, in Piemonte. L’improvviso crollo di roccia sarebbe avvenuto nei pressi del Torrione Saint Robert, e non lontano dal rifugio Quintino Sella.
Nessun escursionista è stato coinvolto ma, in via cautelativa, il sindaco di Crissolo ha disposto la chiusura temporanea e il divieto di transito sul sentiero CNAV13.
Altri crolli di varie dimensioni c’erano stati sia nei mesi che negli anni scorsi.
Il crollo del 1 settembre è stato ripreso da alcuni escursionisti, come riportato nei video seguenti pubblicati sulla piattaforma YouTube.
Un disastro geo-idrologico è avvenuto nella valle del fiume Trishuli, al confine tra Cina e Nepal, nella mattinata di mercoledì 26 agosto 2026. Un flusso molto rapido composto da un’enorme quantità di acqua mista a sedimenti, rocce e materiale vegetale ha travolto interi centri abitati localizzati lungo il fondovalle. Le vittime potrebbero essere centinaia. Le autorità locali segnalano che la zona era frequentata anche da turisti stranieri, parte dei quali risultano dispersi.
Le ipotesi riguardanti l’origine del fenomeno sono diverse. Tra queste vi sono il possibile cedimento di un invaso naturale, il collasso di un ghiacciaio, un fenomeno franoso di grandi proporzioni che potrebbe aver coinvolto un lago sottostante, se non addirittura una combinazione degli stessi. Le prime immagini satellitari mostrano la zona in cui il flusso ha avuto origine (evidenziata anche nell’immagine Google Earth sottostante), ma ulteriori analisi saranno necessarie per stabilire le reali cause. Non si può escludere una dinamica simile a quella osservata a Blatten (Svizzera), circa un anno fa, quando la porzione frontale del Ghiacciaio di Birch è collassata mobilizzando oltre 6 milioni di m³ di materiale.

I primi 18 secondi del video seguente, ripreso a circa 13 km dall’ingresso della massa nel fiume Lhende Khola (simbolo in figura), mostrano il flusso in rapida evoluzione all’interno della valle, la quale risulta abbastanza stretta e con versanti ad alta pendenza. Queste condizioni topografiche hanno contribuito ad amplificare la velocità e l’altezza del flusso. L’energia prodotta dall’evento è stata stimata dall’USGS (US Geological Survey) con una magnitudo pari a 5.2 della scala Richter. Nessun terremoto, quindi, può essere considerato tra le cause del fenomeno.
Fenomeni simili sono ben documentati nella letteratura scientifica, anche in quelle stesse zone, risultando tra i pericoli geomorfologici più critici per le popolazioni locali.
AGGIORNAMENTO DEL 27 AGOSTO 2026
LA DINAMICA DELL’EVENTO
L’osservazione delle immagini ottiche acquisite dal satellite Landsat-9 il 27 agosto 2026 ha consentito di individuare l’area da cui si è originato il fenomeno. A crollare è stata la porzione frontale di un ghiacciaio sul Langtang Lirung da una quota di circa 5100 m (figure sotto), per un volume iniziale stimabile tra 20 e 30 milioni di m³. La massa ha raggiunto la base del versante precipitando per circa 1200 metri, per poi spostarsi repentinamente verso la valle del fiume Lhende. Qui ha risalito il versante opposto per centinaia di metri (circa 300 m), prima di incanalarsi nel fondovalle e raggiungere in circa 6 minuti la zona del porto doganale di Rasuwagadhi (Gyirong Port), con velocità fino a 180 km/h (50 m/s), come riferito anche da colleghi ricercatori cinesi. Tale velocità risulta dall’elevata pendenza (circa 12%) del tratto iniziale dell’alveo in cui la massa si è riversata, così come dalla conformazione topografica del fondovalle, stretto e limitato da versanti molto acclivi. Il materiale ha poi proseguito il suo corso nella valle del fiume Trishuli, incrementando il proprio volume grazie alla presa in carico di ulteriore acqua, roccia e sedimenti, ed alla forte azione erosiva di fondo e di sponda. Secondo i dati dei sensori idrometrici del Servizio di previsione delle inondazioni del governo nepalese, la piena che si è formata nella valle del fiume Trishuli ha percorso oltre 150 km, fino alla stazione di Devghat.


IL NUOVO LAGO DI SBARRAMENTO
Il crollo del fronte glaciale e del materiale roccioso ha determinato un forte apporto di sedimenti e detriti all’interno della valle del fiume Lhende. A questi, si sono aggiunti i depositi di una frana innescata in sinistra idrografica determinando la formazione di un lago di sbarramento (figura sotto). La presenza di questo lago è attualmente motivo di grande pericolo, poiché il suo cedimento improvviso potrebbe provocare un’ulteriore ondata di piena verso Rasuwagadhi, Timure e l’intera valle del Trishuli, proprio mentre sono in corso le attività di ricerca e soccorso. Le autorità locali stanno monitorando la situazione ma con difficoltà.

L’EVENTO PRECEDENTE DEL 8 LUGLIO 2025
Nella stessa valle del fiume Lhende, un precedente evento alluvionale è avvenuto il giorno 8 luglio 2025, in seguito ad un fenomeno di tipo GLOF (Glacial Lake Outburst Flood), cioè al crollo di un lago glaciale. Durante l’evento del 2025 la massa di acqua e detriti partita dal ghiacciaio Pyurepu ha distrutto il ponte dell’Amicizia (Miteri Bridge), il porto doganale di Rasuwagadhi, infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, progetti idroelettrici, ed ha completamente reciso un tratto di circa 16 chilometri della strada che collega Syabrubesi a Rasuwagadhi. Il disastro ha provocato la morte di 11 persone in Cina e 11 dispersi, mentre in Nepal ci sono state diverse vittime (almeno 9 morti confermati) e 18 dispersi. Anche a causa degli effetti del cambiamento climatico, ulteriori ghiacciai sono attualmente in precarie condizioni di stabilità in tutta la zona himalayana, così come diversi laghi glaciali che potrebbero essere interessati da fenomeni di GLOF.
AGGIORNAMENTO DEL 30 AGOSTO 2026
L’ulteriore disponibilità di immagini pubblicate in rete, sia satellitari che da drone, così come di ulteriori immagini acquisite dagli abitanti durante l’evento, ha consentito di confermare la dinamica già descritta nel precedente aggiornamento del 27 agosto. Ulteriori elementi sono relativi alla frana che ha sbarrato il corso del fiume Lhende, ripresa in diretta in questo video. Dall’analisi dei segnali sismici relativi alla mattinata del 26 agosto 2026, i ricercatori dell’US Geological Survey hanno individuato un ulteriore impulso di energia 3 ore dopo il crollo del ghiacciaio. Considerando la sovrapponibilità degli orari, questo impulso può essere associato alla frana secondaria riportata sia in mappa che nell’immagine da drone (sopra), la cui energia è stata stimata pari ad un evento sismico di magnitudo 4.2.
Per quanto riguarda il lago formatosi in seguito a questo sbarramento, con un volume di acqua stimato in 2 milioni di m³, le autorità cinesi hanno dichiarato una riduzione della sua pericolosità dovuta al lento drenaggio per cause naturali. Un ulteriore lago si è formato alla base del ghiacciaio crollato (foto sotto). Questo lago continua ad essere alimentato dall’acqua di fusione così come da ulteriori crolli di ghiaccio (video sotto). Altri laghi sono segnalati nella valle del fiume Lhende, a causa delle frane secondarie che hanno parzialmente ostruito il deflusso principale. Pertanto, il pericolo legato alla formazione di nuovi laghi o all’instabilità di quelli esistenti, così come la possibile occorrenza di nuove frane, resta alto anche a causa delle precipitazioni che si stanno verificando in tutta la zona, e che stanno incrementando le portate dei corsi d’acqua.

MORTI E DISPERSI
Secondo le autorità locali, alle ore 12:00 (Nepal time) del 03 settembre 2026 il bilancio è di: 1252 morti, 4216 dispersi, 5135 feriti.
Di seguito altri video dell’evento pubblicati sulla piattaforma YouTube.
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Come già avvenuto all’inizio del mese di agosto 2026, le persistenti condizioni di instabilità atmosferica lungo i settori alpini hanno favorito la formazione di ulteriori temporali nel periodo 11-14 agosto 2026, con conseguente attivazione di colate di fango e detrito.
Nella tarda serata del 11 agosto 2026, alcune colate hanno interessato la zona di Tesero (TN). La colata più importante ha interrotto la SP 215 di Pampeago, mentre alcuni edifici ed una chiesa nella frazione di Sfronzon sono stati soltanto lambiti (foto sotto da iltquotidiano.it e Comune di Tesero).


Eventi importanti si sono verificati anche in Valle d’Aosta. Giovedì 13 agosto 2026, una colata a Rhêmes-Notre-Dame ha interrotto la strada comunale per la località Thumel, comportando anche l’evacuazione di 40 persone (foto sotto da AostaSera.it).

Venerdì 14 agosto, due colate hanno interessato l’abitato di Ollomont interrompendo la viabilità locale e danneggiando un’abitazione, senza conseguenze per le persone.
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A partire dalla metà di luglio 2026, grandi frane sono state documentate lungo i massicci alpini del Cervino, Pelmo e Monte Bianco. Si tratta di distacchi di grandi volumi di roccia, dell’ordine di migliaia di metri cubi, avvenuti in maniera improvvisa e per cause naturali.
Il Monte Pelmo, nelle Dolomiti Bellunesi, è stato interessato da crolli multipli già a partire dal 23 luglio. Ulteriori crolli sono avvenuti nelle giornate del 2 e 8 agosto (di seguito un video dell’evento pubblicato da “Il Nord Est”).
Per quanto riguarda il Monte Bianco, un grande crollo è stato documentato lungo il versante francese il 12 luglio 2026 (di seguito il video dell’evento pubblicato dal “Corriere della Sera”). In seguito ad un ulteriore crollo avvenuto il 15 luglio nella zona del couloir du Goûter, due alpinisti hanno perso la vita. Altri crolli sono stati segnalati nella giornata del 7 agosto.
Il massiccio del Cervino è stato interessato da un crollo di grandi dimensioni lungo la cresta Deffeyes, nella mattinata del 5 agosto 2026 (di seguito il video dell’evento pubblicato da “Ansa”).
Questi grandi fenomeni mettono a rischio soprattutto escursionisti ed alpinisti che nel periodo estivo frequentano le zone di alta montagna. Per questo motivo, diverse autorità locali di Protezione Civile ed associazioni di guide alpine hanno raccomandato molta prudenza, se non addirittura di evitare le zone a rischio, in quanto si tratta di fenomeni non prevedibili che possono coinvolgere anche aree situate a grandi distanze. Tra le cause naturali, non si escludono le alte temperature ed i locali nubifragi che stanno caratterizzando tutta la zona alpina.
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I temporali estivi dei primi giorni di agosto 2026 hanno provocato colate di fango e detrito in numerose zone alpine, dalla Valle d’Aosta alle Dolomiti.
Diverse colate si sono verificate nei territori della Provincia autonoma di Bolzano. Particolarmente colpiti sono stati i comuni di Rasun-Anterselva, San Vigilio di Marebbe, Stelvio e Tires. Ad Anterselva, fango, tronchi e detriti hanno invaso il piazzale e le aree circostanti alla Biathlon Arena, sede delle gare dei giochi olimpici Milano Cortina 2026 (sotto le foto dei Vigili del Fuoco – Landesfeuerwehrverband Südtirol).


A San Vigilio di Marebbe, una colata detritica ha invaso la zona di Ciamaur, ostruito un torrente e interrotto la strada per Pederü (sotto la foto dei Vigili del Fuoco – Landesfeuerwehrverband Südtirol).

A Cervinia (Valtournenche – Aosta), fango e detriti provenienti dalla Grandes Murailles hanno invaso il campo da golf, distruggendo anche alcuni ponti in legno posti lungo i canali (sotto il video dal sito del Corriere della Sera).
In Val di Fassa, e più precisamente nel territorio comunale di San Giovanni di Fassa (TN), la situazione di maggiore criticità si è riscontrata nell’area tra il Gardeccia, il Vajolet e il Passo Principe, dove un tratto di oltre 200 metri di strada è stato interrotto insieme a numerosi sentieri, determinando il soccorso di diversi turisti rimasti bloccati in quota. In questo caso, i fenomeni di instabilità hanno interessato i depositi detritici già presenti lungo le valli, alla base delle pareti rocciose altrettanto instabili (sotto il video dal sito Il Dolomiti).
Anche la statale 346 del Passo San Pellegrino, in località Bucaneve nel comune di Moena, è stata interrotta da una colata (sotto le foto e video della Provincia autonoma di Trento).

Sempre nelle Dolomiti, ad Auronzo di Cadore, 13 abitazioni per un totale di 35 persone tra residenti e turisti sono stati evacuati a causa di una colata detritica che ha raggiunto l’abitato (video sotto: Vigili del Fuoco).
Ultima in ordine di tempo in questo articolo è la colata detritica che nelle prime ore del 6 agosto 2026 ha interessato la zona di Gisse, tra Lutago e San Giovanni, in Valle Aurina (Alto Adige), dove sono state evacuate a scopo precauzionale circa 120 persone (sotto le foto dei Vigili del Fuoco – Landesfeuerwehrverband Südtirol).


Nella serata del 31 luglio 2026, l’area dei Campi Flegrei è stata interessata da un forte terremoto, che l’INGV – Osservatorio Vesuviano ha stimato di magnitudo durata Md=4.7 e profondità ipocentrale di 2.6 km. I livelli di scuotimento del suolo associati a questo terremoto sono stati notevoli, raggiungendo un picco di PGA (peak ground acceleration) pari a 0.96 g.
Oltre a provocare danni agli edifici e ad altri tipi di manufatti, questa forte accelerazione ha determinato anche l’innesco di una serie di frane, definite in questo caso simo-indotte. La frana più importante è avvenuta a Pozzuoli in via Gerolomini, dove grandi massi staccatisi da un versante vulcanico hanno invaso il piazzale di un condominio, interessando una serie di autovetture in sosta. Una persona che si trovava in una delle auto è risultata gravemente ferita, mentre altre persone sono riuscite a mettersi in salvo.
Altre frane da crollo sono state segnalate lungo le falesie costiere di Bacoli, e lungo i versanti del cratere degli Astroni.
E’ utile ricordare che oltre ai livelli di accelerazione del suolo, sono numerosi i fattori geologici e geomorfologici che possono controllare la distribuzione spaziale, le dimensioni, e l’impatto delle frane sismo-indotte nell’area epicentrale di un terremoto. Considerando l’intera sequenza di eventi sismici associati alla crisi bradisismica in corso, questo ultimo evento di Md 4.7 può essere considerato quello che ha avuto i maggiori effetti sulla stabilità dei versanti della zona.
Di seguito alcuni video della frana in via Gerolomini pubblicati sulla piattaforma YouTube, ed alcune foto che mostrano evidenze di altre frane nei dintorni di Pozzuoli (credits: Cantine Astroni; montediprocida.com; Tele A; Il Mattino).




In seguito alla confluenza dell’Istituto IRPI nel nuovo Istituto di Geoscienze (CNR-GEO), si fa presente che il sito del Progetto Polaris continuerà ad essere aggiornato dal personale del Gruppo di Geomorfologia della sede di Perugia senza subire alcuna variazione in termini di modalità, tempistiche e contenuti. Tuttavia, nelle more della costituzione del nuovo Istituto, il sito potrà essere oggetto di modifiche grafiche e formali legate ai necessari adeguamenti dell’identità visiva.
Grazie per la collaborazione.