Un focus sugli effetti al suolo del sisma di Mindanao (PH)

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L’8 giugno 2026, alle 07:37 ora locale, un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito il Mindanao meridionale, nelle Filippine provocando decine di vittime, centinaia di feriti e migliaia di sfollati e senzatetto. L’epicentro è stato individuato circa 26 km a sudovest di Kablalan, nella provincia di Sarangani, e l’ipocentro a 55 km di profondità. Questa profondità intermedia ha distribuito lo scuotimento su un’area molto ampia: oltre 1,2 milioni di persone sono state esposte a intensità VIII della scala Mercalli Modificata e quasi 3,8 milioni a scuotimento molto forte. È il sisma più potente registrato nelle Filippine dal 1990.
Il meccanismo focale indica un evento intraslab: la rottura è avvenuta all’interno della placca in subduzione lungo la Fossa di Cotabato, non sull’interfaccia tra placche che genera i grandi terremoti megathrust. Un evento simile, di magnitudo 6.7, si era verificato quasi nello stesso punto il 27 novembre 2023. Il confronto tra profondità, posizione e meccanismi focali suggerisce che quello del 2026 possa essere il più grande terremoto intraslab mai registrato in questa zona. Il contesto tettonico filippino è tra i più complessi al mondo, stretto tra sistemi di subduzione contrapposti e attraversato dalla Philippine Fault.
Le notizie attualmente disponibili indicano che i danni più gravi si sono concentrati a General Santos, città di circa 722.000 abitanti: crolli parziali, cedimenti infrastrutturali e gravi danni all’ospedale St. Elizabeth, con evacuazione di pazienti e personale. È stata emessa anche un’allerta tsunami, con onde fino a circa 1 metro tra Sultan Kudarat e Sarangani e 0,8 metri a Sulawesi, in Indonesia. Nella prima ora dopo il mainshock si sono verificate tre repliche superiori a magnitudo 6.0, la più forte di magnitudo 6.5, capaci di aggravare edifici e infrastrutture già compromessi.
Il danno, però, non dipende solo dallo scuotimento. Il sistema USGS PAGER-Ground Failure segnala un rischio “significativo” di frane sismoindotte ed “estensivo” di liquefazione.
Le frane potrebbero riguardare soprattutto aree rurali e remote dell’interno del Mindanao, dove rilievi ripidi, rocce fratturate, suoli tropicali profondi e piogge abbondanti rendono i versanti instabili. Alcuni fenomeni possono avvenire subito, come crolli e scivolamenti rapidi; altri possono svilupparsi nelle ore o nei giorni successivi come colate di fango e detrito.
Ancora più ampio è il rischio di liquefazione, che colpisce terreni granulari saturi — sabbie, limi, depositi alluvionali e costieri — quando le vibrazioni sismiche ne annullano temporaneamente la resistenza. Le aree più vulnerabili sono pianure costiere, piane fluviali e quartieri costruiti su riempimenti artificiali con falda superficiale. Il confronto più inquietante è con Palu, in Indonesia, dove nel 2018 la liquefazione causò enormi scivolamenti di terreno e la distruzione di interi quartieri.
Il paragone con l’Italia può aiutare a interpretare l’evento. Per le frane, i riferimenti sono la sequenza del Centro Italia 2016–2017, in cui molti effetti ambientali censiti dal CEDIT (Catalogo italiano degli Effetti Deformativi del suolo Indotti dai forti Terremoti, ISPRA/CNR) furono frane che interferirono con la viabilità, e il terremoto dell’Irpinia del 1980, che riattivò movimenti franosi preesistenti. Per la liquefazione, il parallelo è il sisma che colpì l’Emilia-Romagna nel 2012, dove, nonostante la magnitudo modesta (Mw 5.8 + 5.6, profondità ~6 km), le scosse generarono diffusi fenomeni di liquefazione in un’area di circa 1.200 km² nelle campagne ferraresi, con vulcanetti di sabbia, crateri e cedimenti del suolo.
Al di là dell’ovvia differenza di scala, i meccanismi dei due sismi sono sostanzialmente sovrapponibili; restano tuttavia differenze decisive: i terremoti appenninici sono in genere superficiali e legati a faglie normali distensive, mentre quello di Mindinao è più profondo e connesso alla subduzione. Inoltre, nelle Filippine la stagione dei tifoni può riattivare e aggravare frane per mesi dopo la scossa.

Un cedimento in una scogliera costiera a Sitio Buhangin, presso Mindanao. Immagine twittata da Radyo Pilipinas. Foto da https://eos.org/

RIFERIMENTI:
— USGS Event Page us7000srb1: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/eventpage/us7000srb1/executive
— USGS Ground Failure: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/eventpage/us7000srb1/ground-failure/summary
— Petley D. (2026), The Landslide Blog, AGU/Eos – https://eos.org/thelandslideblog/mindanao-1
— Hubbard J. & Bradley K. (2026), Earthquake Insights – https://earthquakeinsights.substack.com/p/deadly-m78-earthquake-rocks-southern
— Martino S. et al. (2021), Catalogo CEDIT – effetti sismoindotti in Italia. ISPRA/CNR-IGAG
— INGV Terremoti – Liquefazione Emilia 2012: https://ingvterremoti.com/2014/06/06/i-terremoti-dellemilia-2012-leffetto-della-liquefazione
— Petley D. (2018), AGU Landslide Blog – Palu 2018 liquefaction: https://blogs.agu.org/landslideblog/2018/10/08/palu-landslides-3/

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